Come si fa a lavorare insieme?

Uno dice lavoro di gruppo. O lavoro di squadra. E si apre un mondo. Lavorare insieme può essere bellissimo. O può essere un incubo. Il fatto che si verifichi l’una o l’altra situazione (o che l’una si trasformi nell’altra) dipende da una quantità di fattori. Chiamiamo lavoro di gruppo un processo nel corso del quale più persone collaborano per raggiungere un obiettivo. Va detto che non tutti i lavori si fanno meglio insieme. Anche se costituire gruppi di lavoro va di moda, non ha alcun senso raggruppare persone per sommare il lavoro che i singoli partecipanti svolgerebbero ugualmente, e più comodamente, da soli.

L’idea di base del lavoro di gruppo è che il tutto sia maggiore delle parti. Cioè che il risultato finale prodotto dal gruppo sia più rilevante (per ampiezza, qualità, complessità, innovazione, valore) della somma dei singoli contributi che ciascun partecipante potrebbe produrre da solo. Tra l’altro: nemmeno tutte le fasi di un lavoro di gruppo vanno necessariamente svolte in gruppo. Per esempio, è opportuno che ciascun membro si prepari o si documenti autonomamente, prima. La preparazione individuale è già parte del lavoro di gruppo, e il motivo è semplice: la presenza di un singolo partecipante non preparato, o non allineato sugli obiettivi, può danneggiare il lavoro di tutti e pregiudicare il risultato finale.

E ancora: alcune persone, di norma le più estroverse, lavorano meglio in gruppo. Altre, più introverse (e spesso più capaci di offrire contributi originali), lavorano meglio da sole, e in gruppo rischiano di dare contributi limitati. Un bell’articolo di Fast Company suggerisce di massimizzare i vantaggi di entrambe le modalità, alternando momenti collegiali e momenti individuali.

 

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